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Che tipo di cliente sei?

Quando ho deciso di fondare la PromoTUX , ben sei anni fa ,  sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, oltre alle comuni difficoltà di gestire una azienda c'era l'incognita del "tipo"  di informatica a cui intendevo dedicarmi. 

Promotux è nata con la vocazione e la volontà di lavorare con Linux.

Linux è open source ( codice sorgente aperto ) e nel nostro immaginario significa che con Linux tutto è gratuito (nche se  recentemente è stato dimostrato che il 70% degli sviluppatori del kernel stesso  sono informatici regolarmente retribuiti) . Da dove nasce allora questo equivoco?

Non so bene quali siano state le origini di questo fraintendimento , per alcuni addirittura è stato solo  un banalissimo problema di traduzione dall'inglese dove "free" può signirifcare sia libero che gratuito o  forse , per noi italiani è un problema culturare o peggio ancora una diffusa carenza di moralità , la stessa che  ci fa "tollerare" ( più di altri paesi) la pirateria e l'uso di software con licenza copiati dall'amico o acquistati al parcheggio del centro commerciale da un ambulante abusivo.

Forse è anche responsabilità diretta dei GURU di Linux che per troppo tempo hanno evitato di parlare e spiegare,  contenti com'erano di avere una conoscenza in esclusiva, di occuparsi di una informatica diversa da quella monopolista e totalmente "proprietaria"  di Microsoft e dei  suoi accoliti.

Forse le cause alla fine son state altre, ma quel che importa adesso son le conseguenze. Linux finalmente,  grazie a Ubuntu , inizia ad affacciarsi nei PC e nei laptop dei più smaliziati ed anche di qualche coraggioso che digiuno completo di informatica si è lasciato convincere da un amico a tentare l'avventura , quel che conta è che Linux non è più esclusiva di una casta di eletti.

 Ma qui scatta il sillogismo apparentemente perfetto:

Linux è gratuito 

Linux è software open source 

Il software open source è gratuito 

E portando a compimento il presunto ragionamento : dunque ogni software open source dev'essere gratuito

In questi anni mi son scontrato addirittura con alcuni presunti puristi che citando fantomatiche dichiarazioni di Linux Torvalds o di Stallman dicevano che era obbligatorio che lo fosse.

 NIENTE DI PIU' FALSO.  

Inutile girarci attorno, CANONICAL,   o adesso COLLABORA,  con questi presupposti non sarebbero mai potute nascere in ITALIA, nel mondo anglosassione dove  questo equivoco non esiste, il lavoro lo si paga in un modo o nell'altro, la gratuità iniziale è solo vista come una ricollocazione delle spese perchè il mondo anglosassione fa della informatizzazione aziendale un punto di forza.

Noi ci riempiamo la bocca con questa entusiastica presunta esigenza di gratuità  per poi  spendere 700 euro per un inutile iPad o un cellulare di ultima generazione ,  ma 100 euro per un Gestionale , su cui  si è lavorato per ore ed ore e che ci consente di migliorare qualitativamente e sostanzialmente   la gestione della nostra attività,   ci sembrano troppe

Certo, sono troppi quando e se non si sappiano  usare le e-mail,  o aprire un pdf o scrivere un foglio di calcolo con Openoffice calc. Altrimenti si capisce quanto lavoro e quanta dedizione si nascondono dietro un gestionale.

In questi anni ho incontrato tante tipologie di clienti,

Le categorie son sempre un modo riduttivo per dialogare o affrontare un problema ma restano un modo  assolutamente efficace:

Ci sono i clienti che VOGLIONO SPENDERE per forza ,"fenotipo uno", per loro un prodotto deve costare altrimenti non ha valore, NON importa se un APPLE costa un 40% in più di un PC con le stesse caratteristiche hardware, lo status symbol, il nome , il brand , vale la spesa. Per loro: COSTO = GARANZIA e quindi l'open source che ha costi più etici non piace.

Stessa cosa per il mondo dei gestionali dove tanti clienti raccontano di aver speso decine di migliaia di euro per famosissimi gestionali che non sono poi riusciti ad usare e che adesso, e qui raggiungono il "fenotipo due" di cui stavo per parlare, vorrebbero una soluzione gratuita che riesca dove il prodotto precedente ha fallito.

Si approcciano in maniera cauta, scettica ma solo di facciata, disillusa,  per la batosta presa prima ed iniziano il confronto tra prodotti, un confronto inutile e dannoso.  In italia i  GESTIONALI OPEN SOURCE sono diversi, alcuni più maturi altri meno, alcuni prodotti come PHASIS o GAZIE  si offrono con dignità ai clienti , esattamente come il PromoGest ( giusto per chiarire che non vuole essere questo un lamento da campanile). 

La domanda quindi che dovreste porvi come possibili clienti è :

CHE TIPO DI CLIENTE VOGLIO ESSERE? 
QUANTO SONO DISPOSTO A SPENDERE PER L'INFORMATIZZAZIONE DELLA MIA AZIENDA , PIÙ O MENO DI UN I-PAD ?
SE SPENDO 30 EURO AL MESE IN CANONI PER IL CELLULARE POSSO SPENDERNE ALTRETTANTe PER UN GESTIONALE ?
SE NON PAGO L'ASSISTENZA COME POSSO PENSARE CHE LO SVILUPPO DEL PRODOTTO POSSA CONTINUARE ?
SE NON VOGLIO FARE FORMAZIONE COME POTRÒ MAI USARE UN GESTIONALE DI QUALSIASI TIPO ESSO SIA ?

Semplici domande queste che però aiuterebbero tantissimo a stabilire il giusto contatto tra cliente e fornitore, tra venditore ed acquirente. 

Sia chiaro, ci sono poi tanti clienti maturi, consapevoli, che cercano il prodotto open source perchè sanno che il suo valore è nella trasparenza, nella potenzialità, nella bellezza del poter contribuire con debug, con manualistica, con diffusione e link incrociati al suo sviluppa. la comunità open source si basa su una connettività volontaria che nel resto del mondo ha permesso dei veri miracoli  che in Italia non accadono. Se il PromoGest è diventato il bel prodotto che è, lo dobbiamo a loro e non smetteremo mai di ringraziarli.

Questo potrebbe sembrare uno sfogo, ma non lo è, noi facciamo il nostro lavoro da sette anni e continueremo a farlo con onestà intellettuale , chi ci rimette è sempre colui che non sa, colui che cerca la strada più furba e non la migliore,  a scapito di tutti purtroppo 

 

Francesco Meloni 


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Data Pubblicazione: 09/06/2010


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